Ulrico Hoepli, italianizzazione di Johannes Ulrich Höpli (1847 – 1935)

Ulrico Hoepli, italianizzazione di Johannes Ulrich Höpli (1847 – 1935)

Michele Scherillo nel bel catalogo ragionato “Ulrico Hoepli mezzo secolo di vita editoriale 1872-1922”, scriveva in merito ai Manuali Hoepli: “…. indovinata e fortunatissima intrapresa, che iniziata nel giugno del 1875 col “Manuale del tintore”, è presso a raggiungere i duemila volumi. Un risultato veramente prodigioso. Le ristampe sono continue, incessanti. Non passa un mese, senza che nuovi Manuali, e nuove ristampe dei meglio riusciti tra essi, non si succedano a frotte, a drappelli, a legioni. La raccolta aveva intenti modesti, di diffusione a buon mercato, e in forma piana e popolare, degli elementi di cultura: di scienza pura o applicata, di storia civile e letteraria, di storia e di tecnica delle arti. Ma l’immenso ed insperato successo, le nuove esigenze e la maggior diffusione della cultura, ne hanno trasformati e presso che ingigantiti gli intenti. Questi volumi, di formato sempre piccolo, ma di estensione e comprensione assai varia, costituiscono oramai una vasta e organica Enciclopedia: una delle più vaste Enciclopedie del mondo, ogni articolo della quale è un volume, compilato da uno specialista di fama, e messo via via al corrente delle più recenti ricerche e conquiste degli studi…”.

Benissimo. Allora io, che non sono certo Scherillo né, tanto meno, Hoepli, io che non mi sento libraia (già detto in altra occasione) ma che per fortuna o purtroppo lo sono, io, dicevo, domando (e vorrei tanto poterglielo domandare): Carissimo Dottor Ulrico, Lei che ha fatto manuali su tutto lo scibile: dalla madreperla, ai codici, dalle farfalle alla pasta, dai sistemi di imbalsamazione ai gioielli, ai vetri, alla ceramica, dalla fisica alla creme per calzature, dai gelati al telefono, dalla pesca al violoncello … senza poi contare quelli più tecnici come ad esempio quelli di Isidoro Andreani tipo: L’arte nei mestieri. Il muratore, il fabbro, il falegname oppure Il perito calligrafografologia applicata o, ancora, Il progettista moderno di costruzioni architettoniche … e tanti altri tutti tecnicamente precisi e perfetti (per inciso, so per certo dalla famiglia del Conte Andreani che, in vero, lui trovava non conveniente accendersi da solo la luce nelle camere e chiamava il maggiordomo per tutto ciò che riguardava la vita pratica) ora, è assurdo, assurdissimo che Lei non abbia pensato al manuale massimo, al manuale che poteva raccogliere, in pratica, la summa di tutti i manuali del mondo: il “Manuale del Buonsenso. Ovvero della capacità naturale, istintiva, di giudicare rettamente, soprattutto in vista delle necessità pratiche” (Treccani).

Bhè ammettiamo pure che non sarebbe stato facile trovare un compilatore, comunque si poteva “pescare” da varie fonti come Manzoni, Leopardi, Emerson, Taylor, Fedro … oppure anche, che ne so, da Pitigrilli. Tutti loro ne hanno parlato.
Già, parlato, ma i Suoi manuali dovevano, per definizione, aiutare la vita pratica, culturale, la didattica, ecco qua il pasticcio, particolarmente poi se le edizione avrebbero dovuto essere aggiornate ai nostri tempi! Chi avrebbe mai potuto dire a quelle signore alte un metro e un tappo che portano le loro creaturine a scuola su macchine tutte superaccessoriate pronte ad affrontare minimo minimo la Parigi – Dakar che forse forse … Chi avrebbe mai potuto dire ai dirigenti televisivi che siamo un pochino stanchini di vedere (e rivedere e ririvedere) sparatorie, autopsie, sbudellamenti e cattiverie sempre sempre, tanto che quando poi ai telegiornali (regolarmente all’ora del pranzo o della cena) quelle stesse scene le vedi davvero non si capisce più dove si ferma la fiction e inizia la verità; pensi che quel pupazzetto che galleggia sulla spiaggia, poi si possa rialzare, che quelle lacrime, quelle bare, quelle bandiere, ma dai, sono vere o arriva Gibbs (il Marine) coi suoi Pivelli e finisce tutto bene o, per lo meno, in un mondo di bene (guarda che questa frittata ti è venuta proprio bene, accidenti ricordati che c’è la bolletta del gas da pagare così poi andiamo via qualche giorno!)?? Chi potrebbe mai dire a tutti i cuochi del mondo che sì, va bene, la pancia piena è una storica e grande verità … ma sorbole non è che se la mia torta mi viene un poco storta o bruciacchiata mi devo sentire la schifezza delle schifezze umane, e poi non voglio neanche che mi picchino con un cucchiaio di legno sulla testa, e che cavolo: la mia testa val bene una polpetta! Chi glielo potrebbe dire agli stilisti che non siamo micca tutti belli, biondi alti e snelli … ci sono anche brave personcine bassette, con lati B non proprio da esposizione, un pochino così insomma e che forse forse sarebbe più gratificante per loro cercar di fare qualche cosa per gli appartenenti a questa fascia di individui, che la Bellezza è tutta un’altra cosa? Chi avrebbe avuto il coraggio di argomentare il buonsenso nei Palazzi dove tutti urlano, si offendono, danno spettacoli vergognosi di mancanza di dignità davanti ad allibiti spettatori ormai talmente rimbecilliti che, nonostante tutto, li riconfermano a rappresentarli, così per inerzia, perché tanto “girala male e mettila peggio”?? E chi avrebbe potuto dire che il Dio del Bene (non importa se si chiama Gigi o Francescomaria, o Giovanna, o Samantha, o che ne sò …) è ovunque e per tutti, così come, di converso, il male esiste, ed esiste davvero, ed è ovunque (e non solo e sempre nelle malattie mentali) e per tutti: nelle violenze, nelle incompresioni, negli amori sbagliati o feriti, nelle parole dette o non dette, negli scritti capiti in maniera letterale, unilaterale, irriflessiva, nel dimenticare sempre quello che dicevano gli antichi saggi “una mosca morta imputridisce tutti gli olii del profumiere”, nel non insegnare ai giovani che la vita è bella ma fragile, da difendere, che i bambini di qualsiasi colore sono il futuro (Rousseau non aveva forse ragione del tutto e, di sicuro, non fu un grande padre, però leggiamo l’Emilio, come si diceva una volta “male non fa”) …? E chi (aiuto aiuto) avrebbe potuto spiegare ai frequentatori ossessivi dei social (diciamo, Signor Hoepli per capirci, finte agorà, finti muretti, finti cortili per stare insieme senza esserci veramente), che la riservatezza è cosa grande, che quello spazio finto deve solo essere inteso come un momento ludico, e poi che la devono smettere di far vedere cuccioli dolcissimi di gatti, cani, canguri, tartarughe, pipistrelli, orsi … altrimenti viene l’irresistibile desiderio di mangiarseli vivi (loro non i cuccioli) perché poi i commenti stendono, non si sopportano, fanno venire l’orticaria (“dolcissimobellissimostupendolovogliocarrrinoooammmorreeesmaksmak”), e cuoricini, bacetti e nuvolette tutto in un grande “mondo di amicizia”: amicizie senza affetto, senza partecipazione, senza conoscenza vera, senza colore, senza odore…

E come si potrebbe spiegare che il niente più assoluto ha avviluppato, in una rete inesistente e fittissima, tutto lo scibile nel quale Lei, Signor Ulrico, credeva tanto per salvaguardare professioni e mestieri rendendo, con i Suoi piccoli libri e la Sua fattiva didattica, tutte le materie altamente specializzate e professionali? Per inciso, chi glielo spega ai collezionisti che quegli stessi volumetti, che fino a uno o due anni fa, avevano costi altissimi, ora molti librai se ne giocano la vendita addirittura al ribasso di pochi euro? Uno spettacolo di professionalità!
Eppure quella rete che, come Le ho detto, in verità non esiste ci ha preso tutti come pesci che nuotano velocissimi ovunque, speranzosi solo di non mangiarci gli uni con gli altri, o almeno di sopravvivere un attimo in più, sperando che, chi di noi più ingenuo, possa non incontrare lo Squalo.
E chi riuscirebbe a convincere tutti quelli degli enfaticissimi superlativissimi assoluti, quelli di assolutamente si/assolutamente no, che la meraviglia della lingua italiana è immensa proprio per la ricchezza sia numerica dei vocaboli, sia per i sinonimi, per le sfumature, per i suoni … Difficile vero? E, non dimentichiamo “ I Ruoli”: che emozione appena abbiamo un Ruolo ci mettiamo il vestitino giusto, il cappottino giusto, l’espressione giusta, la camminata giusta e, alè, siamo tutti Archimede: datemi un Ruolo e vi solleverò il mondo! E poi, e poi, e poi … mmmhhh … sì questo manuale sarebbe stato molto complicato da realizzare, sarebbe stato corposissimo o in tanti volumi e, certamente, ha avuto ragione Lei Signor Ulrico, a non avventurarcisi, certamente sarebbe stato un flop editoriale (eventualità rarissima per Lei), difficile trovare un acquirente per il Manuale del buonsenso: se uno non l’ha (il buonsenso dico) forse non sa che esiste oppure non ne sente la necessità, se uno ha la fortuna di averlo di suo non ne ha bisogno! Però che c’entra, non tutti dovevano imbalsamare eppure, anche solo per curiosità, il manuale lo compravano! Niente da fare Signor Ulrico, ci poteva provare dai e ci sarebbe da scommettere che, in linea di massima, quel libriccino potrebbe ancora essere utile.
Davvero ci servirebbe.
Si senta almento un poco in colpa.
Cordialmente, Arnalda Forni